• Andrea Nadir Orazi

Il Rituale dell'Arte



Ogni artista è mosso dal desiderio di ricerca, che sia essa una ricerca sociale, personale, commerciale o politica. Quale è il vero motore che muove un' artista? Quali sono i suoi obbiettivi con il suo lavoro personale? Perché è così importante esprimere attraverso una forma artistica il flusso creativo ?

Queste sono solo alcune delle domande che mi sono posto negli ultimi 10 anni nell'ambito delle arti figurative, e sono giunto alla conclusione che l'Arte non è solo un lavoro, ma un' esigenza quasi fisiologica per l'artista stesso, senza della quale si sentirebbe immerso in una palude di sensazioni inespresse. Superata la prima parte iniziale della ricerca della tecnica, e dello studio dei grandi del passato, quello che rende un' artista tale è la sua ossessione per esprimere i suoi messaggi. Le prime opere sono come isole sconnesse tra di loro, non hanno un legame "visibile", ma più la ricerca prosegue e più la creazione di un link stilistico, di pensiero tra un'opera e l'altra si va costruendo. La mia opinione è che il vero artista è colui che dipinge per se stesso e non per compiacere gli altri , ma questo deve essere bilanciato dalla realtà, avendo un confronto con la vendibilità dell'opera. Nel momento in cui l'opera è invendibile, è chiaro che non raggiungerà il suo scopo, il compromesso è necessario, per l'artista stesso e allo stesso tempo avere un accesso al mercato dell'arte. L'opera d'arte finita è solo il prodotto di un attento rituale svolto dall'artista, fatto di pensieri, studio , letture, bozze, tecnica e una buona dose di istinto. Questi rituali sono indispensabili per la buona riuscita dell'opera, e per la diffusione del messaggio che l'opera vuole trasmettere a chi la guarda. Sono sempre più convinto che un'opera non deve essere spiegata, ma deve essere ascoltata, nel momento in cui l'opera viene accompagnata da una premessa per essere compresa, determina il fallimento del rito dell'arte e della corruzione dell'opera stessa. Un' opera d'arte non ascoltata è come un feto abortito, un dolore immenso per l'artista che trasforma la sua creatività in distruzione, poiché è in questa dualità in cui ogni artista deve bilanciare il suo operato. Per poter creare bisogna saper distruggere, navigando in perfetto equilibrio tra questi due poli è un'impresa titanica ma necessaria per la realizzazione del Grande Rito dell'Arte.

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